Il Vescovo Angelo De Grassis: Umanista Sipontino – di Giacomo Telera

Il XV è il secolo che più degli altri ha visto in Europa, e soprattutto in Italia, un’esplosione culturale in tutti gli ambiti, da quello umanistico a quello artistico, da quello filosofico a quello scientifico; infatti questo periodo storico è chiamato Rinascimento. È l’epoca dei nuovi mecenati, spesso signori e padroni di città importanti, come i Medici a Firenze, i Visconti a Milano, Federico di Montefeltro a Urbino, i Malatesta a Rimini, ecc.

Nel Regno di Napoli, agli Angioini, nel 1442, subentrano gli Aragonesi grazie alla vittoria di Alfonso I il Magnanimo. A Manfredonia l’eco rinascimentale porta ottimi frutti e non sarebbe potuto essere altrimenti. È l’approdo dell’Adriatico più sicuro e più vicino a Napoli e, pertanto, la città ne beneficia dal punto di vista economico, fiscale, amministrativo, militare e anche culturale. Spiccano personalità sipontine come quella di Francesco Capuano, dottore in arte e medicina, nonché titolare della cattedra di astronomia presso l’Università di Padova; Ottaviano Salomone, primo stampatore pugliese e uno dei pochi tipografi non forestieri attivi nel Regno di Napoli; Giovanni Loffredo, regio segretario di Alfonso d’Aragona nel 1446. 

Alfonso il Magnanimo

Anche la Chiesa sipontina vive questo Rinascimento. Si avvicendano sulla sedia episcopale grandi personalità come il cardinale Bessarione, arcivescovo dal 1447 al 1449, illustre umanista; Giovanni Burgio, arcivescovo dal 1449 al 1458, già medico alla corte di Alfonso di Aragona, al quale ha salvato la vita da grave infermità; Niccolò Perotto, arcivescovo dal 1458 al 1480, discepolo del Bessarione, celebre umanista, nominato segretario apostolico da papa Callisto III.

Tra questi grandi protagonisti del Rinascimento sipontino va annoverato anche Angelo de Grassis. Nasce a Manfredonia verso la fine del XIV secolo, diventa arcidiacono della chiesa sipontina e scriptordella Sacra Penitenzieria fino alla sua nomina a vescovo di Ariano per volontà di papa Eugenio IV, il 25 febbraio 1432 (T. Vitale, Storia della Regia città di Ariano…) o, secondo altri, il 27 aprile 1433 (P.F. Russo, Storia dell’archidiocesi…; C. Eubel, Hierarchia…). 

Papa Eugenio IV

Nel luglio 1439 è tra i firmatari degli atti stipulati nel Concilio Fiorentino, indetto dal medesimo pontefice, con lo scopo di unire la Chiesa greca e quella latina. In quel sinodo sono presenti anche il Bessarione e Ciriaco Pizzicolli (conosciuto soprattutto come Ciriaco Anconetano), collaboratore del papa e tra i maggiori umanisti dell’epoca, padre dell’archeologia e pioniere nelle interpretazioni delle epigrafi greche e romane. È probabile che questo evento abbia fatto incontrare per la prima volta il Sipontino e l’illustre Marchigiano, e che da qui abbia inizio la loro corrispondenza epistolare che si protrarrà negli anni a venire. 

Ciriaco Anconetano

Durante l’episcopato arianese, restituisce il monastero di San Bernardo all’Ordine Cisterciense, nominando priore Nicola di Boiano, monaco di Casanova (T. Vitale,Storia…, cit.; F. Delle Donne, Oratio panigerica…). 

Il Vitale traccia un profilo del vescovo de Grassis dichiarando che alla «qualità di degno Ecclesiastico seppe egli molto bene accoppiar quella d’insigne letterato; di modochè dilettandosi della cognizione delle antichità sacre, e profane, come anche di poesia, fu in gran stima presso varj letterati di quei tempi». È chiaro che ci si trova dinanzi ad una personalità, quella del Sipontino, di notevole statura culturale.

Nell’ottobre 1442, è presente a Castiglione Olona, presso il cardinale Branda da Castiglione, come evidenzia il Delle Donne (Oratio…, cit.), sulla scorta delle epistole di Ciriaco d’Ancona. Il Branda, celebre mecenate e umanista, nasce a Milano intorno alla metà del XIV secolo ed è nominato cardinale nel 1411. Ricopre diversi incarichi, guadagna il titolo di S. Clemente e partecipa attivamente al Concilio di Ferrara e Firenze. Proprio a Firenze consolida i rapporti con i potenti Medici. Muore il 3 febbraio 1443.

Dalle parole del grande umanista Pizzicolli è possibile evincere anche la notevole dimensione culturale del de Grassis. Infatti, in una lettera, l’Anconetano riferisce di aver letto, con l’aiuto del Sipontino, alcune iscrizioni di un’antica chiesa presso Milano(F. Delle Donne, Una raffigurazione di Scilla…); inoltre, come afferma il Bellucci nei suoi manoscritti (Articolo de Grassis), nella lettera del novembre 1442, il “padre dell’archeologia” «vorrebbe avere l’eleganza di Angelo, che sa peritissimo delle cose divine ed umane, ed amatore e cultore della nobile antichità». Ciriaco esalta anche papa Eugenio IV per averlo proposto al vescovado. Un’altra lettera dell’Anconetano al nostro Angelo racconta, invece, di un magnifico cervo ucciso durante la caccia e imbandito per essere degustato.

Cardinale Branda da Castiglione

Da Castiglione Olona, dove si trova in compagnia del cardinal Branda, il giorno 11 dicembre 1442, de Grassis risponde all’amico Pizzicolli di aver ricevuto le sue lettere scritte da Novara e Como, le quali narrano proprio dei viaggi, del cervo, delle accoglienze riservate a Ciriaco e, infine, lo ringrazia per un prezioso dono offertogli, fatto di «piombo, che riproduce – probabilmente con un calco da una gemma di sardonica o di agata – la figura di Scilla», come afferma il Delle Donne (Una raffigurazione…, cit.), riproduzione impreziosita dall’uso di colori. Al termine della lettera, il Sipontino allega un testo poetico in 13 epigrammi, nel quale descrive l’oggetto ricevuto, dal quale traspare – continua il Delle Donne – «la cultura, piuttosto ricercata e raffinata, posseduta da Angelo de Grassis, che si temprò anche grazie ai contatti e all’amicizia stretta con alcuni apprezzati umanisti dell’epoca». 

Continua lo scambio con il Pizzicolli con un’altra lettera del gennaio 1443, relativa alle condizioni di salute del Branda. 

Infine, Bellucci afferma che il de Grassis, insieme al suo amico illustre, «avea raccolto medaglie, gemme incise, monete, iscrizioni. E se a Ciriaco si dà il vanto di essere il padre della moderna epigrafia, penso che alcuna porzione di tal merito possa attribuirsi ad Angelo de Grassis».   

Nel Regno di Napoli, in questi anni, ha luogo la guerra tra Aragonesi e Angioini. Il 10 novembre 1441 Alfonso d’Aragona, detto il Magnanimo, assedia Napoli, la quale capitola il 2 giugno 1442. Il 26 febbraio 1443, il sovrano vittorioso fa il suo ingresso trionfale nella capitale partenopea. 

Questo evento, entrato nella storia, non passa inosservato al nostro de Grassis, il quale si reca a Napoli e, il lunedì 20 maggio 1443, nel convento di S. Giovanni a Carbonara, pronuncia un’orazione panegirica in onore del nuovo sovrano. Il componimento risulta di notevole importanza e viene analizzato dal Delle Donne (Oratio…, cit.; Letteratura elogiativa…) il quale afferma che sulla sua «significatività […] valica anche il confine della storia della tradizione e della trasmissione di alcuni testi antichi, poiché riutilizza, anzi trascrive – ma senza rivelare la fonte – intere parti della Gratiarum actio di Plinio il Giovane, e di altri Panegyrici Latini, ovvero di testi che solo pochissimi anni prima erano stati scoperti e che a Napoli erano ancora del tutto ignoti». Non è dato sapere se il sovrano sia presente durante l’orazione del Sipontino. 

Chiesa di San Giovanni a Carbonara (Napoli)

Il componimento ha lo scopo di elogiare in maniera elegante le virtù del nuovo regnante «con una composizione ampia e articolata, che sarebbe stata senz’altro apprezzata da chi godeva della fama di essere cultore e protettore degli studi e della letteratura». I testi antichi scelti e presi a modello per la composizione del panegirico sono quasi del tutto sconosciuti e «assolutamente ignoti ai letterati e agli eruditi attivi fuori […] dal Milanese». Infatti, tali opere sono state scoperte in una biblioteca di Magonza da Giovanni Aurispa, nel 1433, e ricopiate nel 1436 da Francesco Pizolpasso, arcivescovo di Milano. Quest’ultimo è amico del cardinal Branda di Castiglione, che è anche un esploratore di biblioteche, il quale molto probabilmente potrebbe aver procurato al de Grassis la copia dei manoscritti contenenti la Gratiarum actio di Plinio e gli altri Panegyrici Latini.

Il Delle Donne continua ribadendo l’importanza dell’esposizione dell’orazione del vescovo sipontino, poiché «costituisce una delle prime, se non la prima attestazione in assoluto dell’uso di quei testi, dopo la loro riscoperta». L’Oratio panigericain onore di Alfonso il Magnanimo è contenuta nel codice manoscritto Ottobon. Lat. 1438, custodito presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. Il panegirico, nella traduzione del Delle Donne, inizia con un’invocazione alla preghiera «perché gli uomini non possono auspicare nessuna cosa giusta e prudente, frutto di loro opera, ingegno e onore, senza l’aiuto dell’eterno Dio» e si conclude con la richiesta del vescovo al sovrano di riconoscere che le sue doti e i suoi pregi sono donati «da colui che forgia le virtù, che tiene nelle sue mani i cuori di tutti i principi, di tutti i re, di tutti i potenti, Gesù Cristo, signore eterno», che lo ha designato futuro imperatore. 

Dopo aver svolto l’incarico di Pastore nella sede vescovile di Ariano, il 30 aprile 1449 de Grassis è trasferito alla Chiesa Arcivescovile di Reggio Calabria, come afferma il Vitale sulla scorta dell’Ughelli. Il Russo riporta che dopo la morte dell’arcivescovo Guglielmo Logoteta, il pontefice dell’epoca, Niccolò V, propone per la sedia episcopale reggina il francescano Matteo Saraceni, il quale non accetta detta prospettiva. Così il successore di San Pietro ripiega sul Sipontino. Ma il de Grassis non prende subito possesso della chiesa reggina, in quanto il 6 agosto risulta ancora come «archiepiscopus Rheginus electus». Inoltre, continua il Russo, il nuovo Pastore non avrà vita facile, poiché nel 1451 saranno mosse alcune accuse contro di lui, come si accenna in una lettera inviatagli da Niccolò V. Il suo governo episcopale dura meno di quattro anni. Muore nell’anno 1453. Non è certa la data di morte, ma verosimilmente avviene prima del 4 giugno di quell’anno, giorno in cui diventa nuovo arcivescovo della città calabrese Antonio de Ricci. 

Alla luce di quanto esposto, questa personalità originaria di Manfredonia meriterebbe un ulteriore approfondimento. Sarebbe auspicabile dedicargli una strada o una piazza.

Giacomo Telera

Bibliografia:

T. VITALE, Storia della Regia città di Ariano e sua Diocesi, Stamperia Salomoni, Roma 1794;

P.F. RUSSO, Storia dell’archidiocesi di Reggio Calabria, vol. III, Laurenziana, Napoli 1965;

C. EUBEL, Hierarchia Catholica Medii Aevi, vol. II, Librariae Regensbergianae, Monasterii 1914;

A. DE SANTACROCE, Acta Latina Concilii Florentini, volume VI, G. Hofmann, Roma 1955;

A. DE GRASSIS, Oratio Panigerica dicta domino Alfonso, a cura di F. Delle Donne, Stabilimento Tipografico Pliniana, Perugia 2006;

Commentariorum Cyriaci Anconitani nova fragmenta, Gavelliis, Pisauri 1763;

F. DELLE DONNE, Una raffigurazione di Scillain due epigrammi di Angelo de Grassis e Teodoro Gaza, in «Atti della Accademia Pontaniana», vol. LV, Giannini Editore, Napoli 2007;

F. DELLE DONNE, Letteratura elogiativa e ricezione dei Panegyrici Latini nella Napoli del 1443: il panegirico di Angelo de Grassis in onore di Alfonso il Magnanimo, in «Bullettino dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 109/1», Roma 2007;

M. BELLUCCI, Angelo de Grassis, manoscritti inediti;

F. UGHELLI, Italia Sacra sive de Episcopis Italiae et insularum Adiacentium, Tomo IX, Vitalis Mascardi, Roma 1662;

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