Un sigillo medievale al British Museum da Rodi Garganico: problemi di attribuzione – di Walter di Pierro

Il British Museum, uno dei musei più grandi e famosi al mondo, da pochi giorni ha reso consultabili sul suo sito web 1,9 milioni di foto di ben 4,5 milioni di reperti, fruibili liberamente con licenza Creative Commons 4.0 (ossia per l’uso non commerciale e con credits), tra cui molti non esposti al pubblico. Tra questi, ha destato un certo interesse una matrice sigillare bronzea a stampo, del diametro di 4,90 cm., datata al XIII secolo. L’oggetto fa parte delle collezioni del Dipartimento “Britain, Europe and Prehistory” ed apparteneva alla collezione di monete e sigilli di Henry Richard Dawson (1792-1840), decano della cattedrale di S. Patrizio a Dublino, venduta a Sotheby’s, il 30 giugno 1842, e nei sei giorni seguenti. Fu acquistato da John Doubleday (1797-1856), un artista, forse anche collezionista, usato dal Museo in diverse occasioni come agente per gli acquisti di opere d’arte.

Osservando attentamente le foto del manufatto, in una cornice polilobata di dodici lobi, vi è inciso un leone rampante, coronato, con la coda forcata, reggente una chiave nella zampa destra. Sul margine, racchiusa entro due cerchi perlinati, corre un’iscrizione che recita: + S(IGILLVM) SECRETV(M): CIVITATIS: DE: RODE: IN: COMICIA: DE: MO(N)TE. Sul retro si nota una presa a cresta, con un anello nella parte alta, per portarselo con sé legato ad una catenella.

Stando a quel che vi è scritto, questo sarebbe il “sigillo segreto” (usato dalle più alte autorità pubbliche o da privati per la corrispondenza privata o come ulteriore validazione per i documenti) di una città di Rodi, in contea di Monte. Per l’estensore della scheda, la città in oggetto sarebbe addirittura Rodi Garganico! Dunque, ci troveremmo dinanzi al più antico sigillo medievale a noi giunto di un insediamento di Capitanata?

In realtà, approfondendo le ricerche, emerge che chi ha registrato questi dati ha preso un grosso abbaglio. Incominciamo col dire che Rodi Garganico è nota nelle fonti della cancelleria angioina come Rhodum o Rodum, indicata come oppidum, e non civitas (“in oppido Rodani”, in una donazione del 1175); inoltre, nel XIII secolo, l’ex contea di Monte, che dal 1177 costituì la dote delle regine di Sicilia, era ormai denominata “Honor Montis Sancti Angeli”, come appare anche nel testamento di Federico II. Ma torniamo al sigillo. Lo ritroviamo descritto nel 31° rapporto annuale dell’associazione storica per la Media Franconia[1], tra i sigilli tedeschi medievali, attribuito a “Rode, città e castello del Bergischen”. Oggi, questo antico insediamento corrisponde a Radevormwald (“radura di fronte alla foresta”) una cittadina di circa 22.000 abitanti a 421 m. di altitudine del Bergisches Land, zona di bassa montagna situata nel Land della Renania Settentrionale-Vestfalia, a est del fiume Reno e a sud della Ruhr, un tempo territorio dell’antica contea di Berg.

Dal 1225 la contea appartenne alla casata dei duchi di Limburgo (Paesi Bassi) nella persona di Enrico IV che sposò Ermengarda di Berg, figlia ed erede del conte Adolfo VI, con l’approvazione dell’imperatore Federico II di Svevia, il quale, ammalatosi durante i preparativi della sesta crociata, gli affidò il comando della spedizione in Terrasanta, in attesa di raggiungerlo una volta guarito. E in un documento dello stesso duca, redatto proprio a Rode (“actum Rode”), il 20 maggio 1241, vi si legge: “Ego Enricus Dux de Lymburg comes de Monte”. Quest’ultimo titolo sta per conte di Berg (che, in tedesco, significa appunto Monte). Tra il 1309 e il 1316, il conte Adolfo IX conferirà a Rode i diritti di città, e la contea di Berg, per volere dell’imperatore Venceslao di Lussemburgo, sarà costituita in ducato nel 1380. Siccome nel tipario è menzionata ancora la contea di Monte (ossia di Berg), queste date ci consentono di assegnarlo al XIV secolo.

Infine, ad ulteriore conferma che la Rode dell’iscrizione, non è la nostra Rodi Garganico, ma corrisponde all’attuale Radevormwald, vi è lo stemma civico[2] di quest’ultima che si pone a confronto con l’impronta cerea, ricavata dalla matrice bronzea.

La blasonatura dello stemma di Radevormwald: D’argento, al leone di rosso, con la coda forcata, armato, lampassato e coronato d’azzurro, tenente con la branca anteriore destra una chiave d’oro in sbarra, con il congegno in alto, rivolto a destra e traforato in forma di croce.

Grazie a questa ricerca sicuramente la questione verrà segnalata al British Museum e avremo contribuito alla correzione dell’immenso patrimonio del museo e dell’umanità tutta.

Walter V. M di Pierro


[1] Jahresbericht des Historischen Vereins für Mittelfranken, Ansbach, 1863, p.11

[2] Lo stemma cittadino, pur concesso il 7 novembre 1934, appare identico a quello rappresentato nel sigillo. Il leone rampante (esclusa la chiave, di cui sfugge il simbolismo) proviene dalle armi dei duchi di Limburgo, quando, nel XIII secolo diventarono conti di Berg.

Ringrazio l’amico Luca D’Antino per la preziosa consulenza araldica.

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