Manfredonia, torna alla città “Il ratto di una clarissa”: il 24 ottobre la presentazione del dipinto restaurato

Sabato 24 ottobre 2026, alle ore 18.00, l’Aula Consiliare di Palazzo San Domenico a Manfredonia ospiterà la presentazione pubblica del restauro del dipinto noto come Il ratto di una clarissa, opera legata, secondo una tradizionale interpretazione, a una delle vicende più drammatiche della storia sipontina: il sacco ottomano del 1620 e la figura di Giacometta Beccarini.

Il dipinto, la cui attribuzione e cronologia restano ancora da definire con precisione, raffigura un soldato turco a cavallo nell’atto di trascinare con sé una giovane donna velata. Fu proprio la particolare iconografia della scena a suggerire a padre Mario Villani, a lungo bibliotecario del Convento di San Matteo a San Marco in Lamis, un possibile collegamento con la vicenda della giovane sipontina rapita nel corso dell’assalto del 1620.

Il riferimento a quella tragica pagina della storia di Manfredonia caratterizza anche l’immagine scelta per la presentazione dell’evento. Alla porzione del dipinto restaurato è infatti accostato un particolare dell’opera di Paolo Finoglio conservata nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Conversano, nella quale compare una rappresentazione del sacco di Manfredonia. Il richiamo fra le due opere costruisce così un percorso visivo intorno alla memoria dell’assalto e alla sua successiva rielaborazione figurativa.

La tela ha alle spalle una vicenda conservativa complessa. Rinvenuta molti anni fa dallo scultore e restauratore pugliese Nicola Petruccelli in condizioni frammentarie e tali da renderne difficile la lettura, venne in seguito affidata alla Biblioteca Francescana Provinciale “P. A. Fania” del Convento di San Matteo Apostolo di San Marco in Lamis, dove è stata custodita per lungo tempo.

L’interesse per un possibile ritorno dell’opera a Manfredonia risale già ad alcuni anni fa, ma il percorso non aveva inizialmente avuto seguito. L’iter è stato ripreso dall’attuale Amministrazione comunale, attraverso l’Assessorato alla Cultura guidato da Maria Teresa Valente, ristabilendo i contatti con la comunità francescana e, in particolare, con frate Stefano De Luca, Rettore del Santuario di San Matteo Apostolo.

Il nuovo confronto ha infine condotto alla donazione del dipinto al Comune di Manfredonia, formalizzata lo scorso anno presso il Convento di San Matteo. L’opera è stata quindi affidata alla restauratrice Maria Elena Lozupone. L’intervento, oggi concluso, è stato eseguito con l’autorizzazione e sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio competente per il territorio.

La presentazione del 24 ottobre costituirà dunque la prima occasione per osservare il dipinto dopo il recupero e, soprattutto, per approfondirne la storia, le vicende conservative e le problematiche interpretative attraverso il contributo di studiosi, restauratori e rappresentanti delle istituzioni.

All’incontro prenderanno parte Domenico La Marca, sindaco di Manfredonia; Anita Guarnieri, Soprintendente per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio di Foggia e BAT; Gaia Caula, funzionaria restauratrice della Soprintendenza; Maria Elena Lozupone, restauratrice; Giacomo Telera, studioso di storia locale; frate Stefano De Luca, Rettore del Santuario di San Matteo Apostolo a San Marco in Lamis; l’architetto Antonello D’Ardes e lo storico ed editore Andrea Pacilli. A moderare i lavori sarà Maria Teresa Valente, Assessora al Welfare e alla Cultura del Comune di Manfredonia.

Particolarmente significativa per il Centro Studi Storico Archeologici del Gargano è la partecipazione di Giacomo Telera, socio del Centro Studi e curatore del primo volume della collana Yria. Fonti storiche, artistiche, archeologiche e documentali della Puglia, Fuochi e Rivele di Manfredonia (1597). Il volume trascrive e analizza un documento sui fuochi della città di Manfredonia conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli e offre un quadro della situazione sociale, economica e demografica della città alla fine del XVI secolo, nel periodo precedente al sacco del 1620.

Dopo la presentazione, Il ratto di una clarissa resterà a Manfredonia e sarà collocato temporaneamente in uno spazio individuato d’intesa con la Soprintendenza. La destinazione definitiva prevista dall’Amministrazione comunale sarà il futuro Museo Civico Manfredi, una volta completati gli interventi e l’allestimento della struttura.

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