Governatori e castellani durante l’episcopato dell’Arcivescovo Orsini a Manfredonia – di GIACOMO TELERA

Il cardinale arcivescovo Vincenzo Maria Orsini, durante il suo governo pastorale (1675-1680)[1], ha lasciato molti segni nella ricostruzione della città di Manfredonia. Tra le sue attività vanno annoverate il completamento della nuova Cattedrale, effettuato a proprie spese, la ricostruzione del Campanile[2], la nuova collocazione del Seminario con il trasferimento dell’ospedale in via S. Lorenzo, la sistemazione del cimitero, la costituzione del Monte Frumentario, il riordino della biblioteca e degli archivi, la riforma dei costumi della Diocesi. 

Nei quasi cinque anni del suo episcopato si sono susseguiti parecchi castellani e governatori[3], referenti della Corona, nella città di Manfredonia. 

Il primo governatore conosciuto dal cardinale Orsini è sicuramente Alfonso Coppola, il quale ricopre l’incarico già nel marzo del 1675[4]. Il capitano Coppola è ancora governatore della città di Manfredonia il 13 marzo del 1677, quando, in presenza del sindaco Francesco Tontoli, degli eletti Carlo Brencola, Carlo Cesarano, Nicola Teofilo, viene deliberato di assegnare 25 ducati annui alla Cattedrale, poiché dal 1640 al 1675 non si è provveduto ad effettuarne alcuna ristrutturazione e considerato che l’Arcivescovo vi ha dovuto provvedere a proprie spese[5]. Il governatore Coppola, originario della città di Napoli, muore all’età di circa 60 anni, venendo sepolto nella chiesa della Maddalena[6]

Il castellano del regio castello[7] di Manfredonia del quale si hanno notizie in quel periodo è invece Giovanni Torres, originario di Valladolid, che, in data primo settembre 1677, fa redigere il suo testamento nuncupativo[8]. Nel documento, redatto nella solita habitazione de Castellani, il Torres è castellano pro interim con il grado di sergente maggiore e ordina di essere sepolto nella chiesa del convento di S. Francesco dei Minori Conventuali, dichiarando, inoltre, di dover conseguire dalla Regia Cassa militare di Napoli la somma di 1500 ducati. Infine, nomina esecutori testamentari il tenente del castello Antonio Hymenes de Palazio (Ximenes de Palacio) e il padre cappellano. Muore il giorno seguente, 2 settembre 1677, all’età di 66 anni[9].

I successori del Coppola e del Torres risultano presenti in un documento del primo settembre 1678 redatto dal notaio Marrera nella casa del nuovo castellano: il sergente maggiore Diego Santos Castelon. In tale frangente sono intervenuti anche il sindaco, Berlingiero de Nicastro, e gli eletti, Carlo Cessa, Nicola Teofilo, Nicola Celentano, i quali sono stati richiamati dal medesimo castellano affinché si porti alla loro conoscenza il contenuto di una lettera inviatagli il 27 agosto da Fernando Joaquìn Fajardo-Zuniga de Requeséns y Alvarez de Toledo, viceré di Napoli[10], nella quale, quest’ultimo, esprime a Pietro Valdes, nuovo regio Governatore della città, i sentimenti […] per il fatto succeduto nell’ultimi giorni di luglio nella carceratione del fratello del Sacerdote D. Annibale Prencipe e delli maltrattamenti fatti da questo Sacerdote al detto Signor Governatore. Per questo, il Viceré have ordinato à detto signor Castellano che in suo nome havesse fatto una asprissima riprensione esprimendo in questa il pregiuditio fatto per detto signor Governatore alla Real Giurisdizione. Inoltre, il castellano ha aggiunto che il Governatore è remasto mortificatissimo per causa di detta reprensione[11].

Non è possibile sapere se questa situazione appena esposta abbia causato il trasferimento di Pietro Valdes in altra sede, ma sicuramente, nel 1679, è presente a Manfredonia un nuovo governatore, nella persona di Domenico Vaamondo, il quale si rende protagonista a sua volta di un alterco con i rappresentanti della Città, ovvero il sindaco Berlingiero de Nicastro e gli eletti Carlo Cessa, Nicolò Celentano e Nicolò Teofilo. Proprio presso la casa del neo governatore, secondo quanto redatto dal notaio Adabbo in data 13 giugno 1679, i citati amministratori della Città contestano al governatore un ordine da lui emanato il giorno precedente, alle ore 18, con il quale tutti li cittadini di questa città alli tredici del’istesso mese giorno sussequente ad hora dicidotto si fussero ritrovati avanti la sua Casa per passare mostra generale, per esequtione del qual ordine vi pose pena di carlini dieci, ed un mese de carcere da esigersi da qualsivoglia contro veniente; ma considerata l’impossibilità di eseguire l’ordine stante che tutti li cittadini stavano fuori a fatigare nelle massarie di campo molti de quali sono dieci miglia e molti vinti e più miglia lontani, tenuto conto dell’esiguità del tempo a disposizione per eseguirlo, e che detto ordine non poteva emanarsi dal Regio Signor Governatore il quale non può operare ad modum belli, ma solo disponere con il Governo politico, ma doveva essere disposto con relativo mandato ò dall’Eccellentissimo Signor Vicerè ò pure dall’Illustrissimo Signor Preside di Governatore dell’Arme, il sindaco de Nicastro protesta con le seguenti parole: «Signor Governatore noi siamo venuti ad obedire all’ordini di V.S. come buon vassalli di Sua Maesta che Dio guardi ma con questo però non s’intende fatto pregiuditio alcuno alle raggioni di questa città e dell’Università e ci protestamo contro l’ordine e banno dato, et emanato da V.S.». Alla citata contestazione, il governatore risponde: «io non intendo di fare ne faccio mai pregiuditio à nessuno ma bensì faccio l’officio mio e quello che devo per il buon governo e carica di mia obligatione». Con queste dichiarazioni termina l’atto relativo al citato contrasto tra le due autorità[12].

Il cardinale Vincenzo Maria Orsini , da: https://www.gravinalife.it

Per quanto sopra, il neo governatore, certamente, non parte con il piede giusto nei rapporti con la città e il mese successivo è vittima di un tragico episodio. Secondo quanto riportato dallo storico locale Matteo Spinelli, nelle sue Memorie storiche, due esponenti di due casate nobili della città, Carlo Capuano e Francesco de Nicastro, vennero sulla Piazza della Maddalena a tali risentimenti, che colle spade alla mano si tiravano disperatamente all’ultimo sangue; il qual duello vedendosi dal Regio Governadore, corse a framezzarsi per impedire tal funesta azione, ed ingiungere il mandato ad ambidue; Ma nell’occiecazione in cui quelli si rattrovavano, non badando essersi framezzato il Governadore, trovatosi nell’azione il Capuano di entrare con una stoccata al Rivale senza poterla più ritornare, passò dall’una all’altra parte il corpo del Governatore, percui restò ucciso al colpo. L’evento scuote l’intera città e non solo. I rappresentanti del governo cittadino si recano dal cardinale Orsini per persuaderlo affinché trovi dei rimedi al tragico episodio presso la corte di Napoli e presso il Viceré. La notizia dell’uccisione del governatore sconvolge il buon Pastore che si premura innanzitutto di non far diffondere la notizia, che comunque viene recapitata nella capitale partenopea. Va pur detto che l’Orsini, secondo quanto affermato dallo Spinelli, fece da affettuoso, e zelantissimo Padre, frammezzandosi specialmente ne’ litigj con qualunque persona, percui temendo della di lui autorità anche i Regj Governadori, non ardivano di querelarsi, ma non tralasciavano di farne rappresentanze al Vicerè in Napoli. Lo Spinelli fornisce ulteriori ragguagli in merito alla nomea che gli abitanti del golfo e il loro Pastore avevano presso la corte di Napoli, poiché i Sipontini eransi resi talmente baldanzosi per la protezione, che godevano del Cardinale Arcivescovo Orsino, che neanche della vita de’ Reali Ministri, degl’interessi fiscali, e dell’autorita del Rè facevano conto. Di conseguenza, il Viceré fa istanza al Pontefice, affinché richiami l’Orsini a Roma, o lo trasferisca ad altra Chiesa[13].  

Più preciso in alcune descrizioni è Giuseppe Antonio Gentile, il quale, avendo avuto la possibilità di consultare il Libro di Memorie della famiglia de Florio della città di Manfredonia rinnovato da Domenico de Florio Juniore nell’anno 1661 con aggiunte fatte posteriormente, manoscritto ad oggi in possesso degli eredi della famiglia Gatta, riporta alcune informazioni utili per cristallizzare al meglio il tragico evento, e lo fa riportando che Gabriele de Florio altro figlio di Franco Antonio fu giovine di poca buona condotta, risentito, ed impertinente. Essendo entrate le serve del Signor Onofrio Capuani, e di Florio per un cane di casa che fu bastonato, s’affacciarono anche le Signore e si dissero parole di risentimento. Ma furono consapevoli gli uomini dell’una, e dell’altra casa, e ciascheduno difendeva la parte sua, parlando più fortemente Gabriele. Stando poi questi al caffè sotto la propria casa, entrò il Signor Onofrio Capuani, e gli buttò in faccia il Cappello; quindi vennero a duello fuori del caffè in mezzo al piano della Maddalena. […] Accorsero subito per detta scorta Giuseppe e gli altri Fratti che si trovavano in casa, ma nò potettero arrivare a riparare. Il Governatore che abitava là vicino nella casa che poi fu de’ Borrelli, gridando dalla finestra faceva mandati in nome di S. M. ma stando essi a sangue caldo si battevano senza sentire né vedere. Calò il Governatore in abito di casa come si trovava, si pose in mezzo a dividere, ed accadde la disgrazia, che tirando Onofrio a colpir Gabriele passò da parte a parte il Governatore. Immediatamente fuggirono i Florii e Capuani […]. La narrazione prosegue con l’informativa spedita, tramite un corriere, dal cardinale Orsini al Viceré di Napoli e termina con l’esecuzione della confisca dei beni stabili dei duellanti[14].

Riproduzione di Manfredonia da PACICHELLI 1703

Ingresso del palazzo del Governatore – foto dell’autore

Appare evidente che i duellanti riportati dallo Spinelli (Carlo Capuano e Francesco de Nicastro) sono ben diversi da quelli citati dal Gentile (Onofrio Capuano e Gabriele de Florio), sulla scorta del manoscritto della famiglia De Florio. Si ritiene, pertanto, più veritiera la tesi del Gentile, il quale trae la notizia da fonte coeva all’evento. Inoltre, la particolare descrizione permette di fare un cenno circa l’individuazione dell’ubicazione del palazzo del Governatore, nella strada che attualmente è denominata “via Maddalena” ed identificarlo con l’edificio, attualmente di colore rosso, il cui portale è sormontato dallo stemma raffigurante un leone e della vegetazione. All’interno della struttura è affrescato il medesimo blasone (anche se con figure poste in posizioni invertite) sormontato da manto movente dalla corona, verosimilmente reale. È bene precisare che quando viene descritto l’episodio, in cui il governatore grida affacciandosi dalla finestra di casa sua per cercare di porre fine al duello, viene da presumere che tra il palazzo del governatore e la piazza della Maddalena (oggi Piazza del Popolo) non vi erano palazzi, altrimenti il Vaamondo non sarebbe riuscito a notare lo scontro tra i due patrizi. 

Stemmi presenti all’ingresso e all’interno del palazzo del Governatore – foto dell’autore

Dopo aver analizzato la posizione del palazzo del governatore e dopo aver identificato i duellanti, è opportuno fornire le ultime notizie sul governatore. 

Domenico Vaamondo muore sul colpo in data 20 luglio 1679, come riportato dal Libro dei Morti, conservato presso la parrocchia S. Lorenzo di Manfredonia. Figlio dei defunti Giovanni Vaamondo e Caterina di Ghytiano, ha circa 36 anni ed è originario della Galizia. Dopo il tragico fatto viene portato nella casa della corte, sita nella strada della piazza (attuale corso Manfredi), posta nel 4° quartiere; poi è sepolto nella cappella consacrata a S. Lorenzo della chiesa Cattedrale. Risulta esser povero. Inoltre, non può ricevere i sacramenti poiché morto a causa di ferita mortale, per dividere una rissa, che subito passò da questa all’altra vita. Comunque, gli viene data l’assoluzione da frate Giordano di Rutigliano dell’ordine de Predicatori[15] e i funerali vedono la partecipazione del Capitolo, del clero e dei religiosi della città che gli tributano solenni onori. La Messa Cantata del mattino e il Notturno dei morti sono gratuiti per atto di vera carità che suole questo Reverendissimo Capitolo havere con poveri, e bisognosi[16]. Successore del Vaamondo è Francesco Molina y Sierra[17].

Il comportamento dell’Orsini per salvaguardare i due sipontini, causa della morte del governatore, è uno dei pretesti che causano il trasferimento del cardinale verso la Chiesa di Cesena (Stato Pontificio)[18], avvenuto nel gennaio 1680, anche se, va pur detto che, l’opera dell’Orsini contrastava con l’azione dei governatori perché dirimeva le liti nel loro primo insorgere. 

Infine, per quanto riguarda il castellano, Diego Santos Castelon, originario della città di Valencia, si hanno notizie relative al suo ultimo testamento datato 31 ottobre 1679. Lo spagnolo ordina di essere seppellito con l’abito francescano nella chiesa di S. Maria delle Grazie dei Minori Osservanti[19], presso l’altare di S. Antonio, dove è sepolto il nipote Tommaso Santos Castelon. Dichiara suo erede universale sua sorella, Veronica Santos Castelon, monaca di casa, dimorante a Valencia. Lascia parte dei suoi averi a suo figlio Diego Luise, mentre tra i vari legati vi sono 50 ducati ai padri di S. Maria delle Grazie, al clero secolare e regolare della città per la celebrazione di messe per la sua anima e 25 ducati alla chiesa della Beatissima Vergine del Carmine, per finire la lamia già cominciata. Nomina esecutori testamentari Berardino Cruciano, cappellano del castello, e l’alfiere Giovanni Correa[20]. Muore il primo novembre 1679, all’età di 53 anni[21].

Dall’analisi dei sopracitati atti si è potuto constatare come sia i governatori sia i castellani siano stati protagonisti della vita cittadina, ed abbiano condizionato, direttamente e indirettamente, gli eventi politici, ecclesiastici ed anche economici della città[22].


[1] Notevole è la bibliografia sull’attività pastorale sull’arcivescovo Orsini cfr. VIGNATO 1953; SARNELLI 1680, pp.416-424; TOMAIUOLI 2017, pp.103-205; OGNISSANTI 2001, pp.153-180; SPEDICATO 2009, pp. 109-143; TOMAIUOLI 2018a, pp. 55-96; TOMAIUOLI 2018b, pp. 97-124; TOMAIUOLI 2019, pp. 223-262.

[2] Per un approfondimento sull’erezione del Campanile vd. FERRARA 1976.

[3] Per una descrizione dei rapporti tra l’Università sipontina, i castellani e i governatori vd. OGNISSANTI 2001, pp.207-216.

[4] ASF-Lu, Notai Serie I, notaio G.B. Telera, prot. 737, cc. 30r-31v.

[5] ASF-Lu, Notai Serie I, notaio G.B. Telera, prot. 739, cc. 49r-54r (cfr. Ognissanti 2001, p. 160).

[6] PSLM, Libro dei Morti X, dal 1677 al 1692, c. 20, n. 42. Si coglie l’occasione per ringraziare il parroco don Fernando Piccoli per aver facilitato la consultazione del Libro dei Morti. Sulla storia della chiesa della Maddalena (oggi di S. Domenico) vd. FERRARA 1979, pp. 179-236.

[7] Sulla costruzione del castello di Manfredonia vd. FERRARA 1978.

[8] ASF-Lu, Notai Serie I, notaio D. Marrera, prot. 995-996, cc. 39r- 41r, in data 01.09.1677.

[9] ASLM, Libro dei Morti X, dal 1677 al 1692, c. 14, n. 29.

[10] Sull’attività di governo del citato Viceré di Napoli vd. GIANNONE 1847, pp. 350–363.

[11] ASF-Lu, Notai Serie I, notaio D. Marrera, prot. 995-996, cc. 28v- 29r, in data 01.09.1678 (cfr. Ognissanti 2001, p. 174).

[12] ASF-Lu, Notai Serie I, notaio N.F. Adabbo, prot. 1142-1142 bis, c. 11r (cfr. Ognissanti 2001, pp. 174-175).

[13] SPINELLI 1785, pp. 552-555.

[14] Gentile 1994, pp. 115-117. Sull’evoluzione delle armi da difesa e da duello vd. LONGHI 2012.

[15] Sulla presenza dei Frati Predicatori a Manfredonia vd. CAPPELLUTI 1965, pp. 121-133;

[16] ASLM, Libro dei Morti X, dal 1677 al 1692, c. s.n., n. 38.

[17] OGNISSANTI 2001, p. 183.

[18] Sull’attività pastorale dell’Orsini nella Chiesa di Cesena vd. DORIA 2017, pp.207-280.

[19] Sulla storia del convento di S. Maria delle Grazie vd. FERRARA 1979, pp. 135-178; FORTE 1963.

[20] ASF-Lu, Notai Serie I, notaio D. Marrera, prot. 997-998, cc.100r-105r, in data 31.10.1679.

[21] ASLM, Libro dei Morti X, dal 1677 al 1692, c. s.n., n. 104.

[22] Sugli aspetti economici della città di Manfredonia nel ‘600 vd. OGNISSANTI 2001.


BIBLIOGRAFIA

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TOMAIUOLI 2018b = A. Tomaiuoli, Il Sinodo dell’Orsini del 1678, ovvero «la Dieta spirituale… da farsi nella nostra Chiesa Metropolitana Sipontina di San Lorenzo», in L. Pellegrino (a cura di), Siponto e Manfredonia nella Daunia – Numero I – Nuova Serie, Atti del Convegno della Società di Storia Patria, sezione di Manfredonia (23 – 24 novembre 2016), Manfredonia 2018. 

TOMAIUOLI 2019 = A. Tomaiuoli, Le lettere pastorali, circolari e particolari che l’Arcivescovo Cardinal Vincenzo Maria Orsini ha rivolto all’Archidiocesi Sipontina (1675-1680), in L. Pellegrino, A.M. Pacilli (a cura di), Siponto e Manfredonia nella Daunia – Numero II – Nuova Serie, Atti del Convegno della Società di Storia Patria, sezione di Manfredonia (30 novembre – 1 dicembre 2018), Manfredonia 2019. 

VIGNATO 1953 = G.B. Vignato, Storia di Benedetto XIII dei Frati Predicatori, vol. II, Milano 1953.